BARBITURICI, MATRIMONIO E BARBATRUCCHI AFFINI.

BARBITURICI, MATRIMONIO E BARBATRUCCHI AFFINI.

Dalle confidenze di un vecchio amico apprendo che esistono donne che pur di raggiungere l’altare sono in grado di arrivare a pianificare ed eseguire piani a dir poco diabolici.
La love story in questione nasce tra i banchi di un’università, tra un esame e dodicimila caffè al banco, e come ogni altra storia vive un discreto numero di momenti felici prima di arrivare al capolinea. Lui, che chiameremo Sigismondo, ad un certo punto (dopo pochi mesi di relazione) va da lei per manifestare le proprie perplessità. Lei, che chiameremo Maria ricordando la di lei eco-vicinanza, non demorde e parte all’attacco neuro-psichiatrico del quasi ex (già futuro marito), mettendo in luce una serie di presunte lacune dovute ad un altrettanto presunto difficile rapporto  fra Sigismondo e la di lui genitrice. Sigisimondo è un ragazzo sensibile, colto e per nulla spaventato dall’idea di sollevare un eventuale vaso di pandora scavando a fondo nel proprio io, raspando nel super io e cercando carabattole e affini tra l’ego e il fanta-ego. Quindi trova un amico psyco e tra una chiacchera e l’altra snocciola, serata dopo serata, il proprio pseudo-problema. Ad un certo punto Maria (che comincia ad avere fretta: è primavera e lei pensava di sposarsi in estate) decide di partecipare agli incontri e magicamente mettere in luce lo stato psicologico del proprio partner e -com’è come non è- a Sigismondo di colpo serve una dose quotidiana di LEXOTAN rigorosamente prescritta dal PROPRIO amico psyco (meno male che era un amico!).
LEXOTAN, non vitamina A, un po’ di frutta e qualche corsa nei boschi…parliamo proprio di quel barbiturico che si vede nei film americani, che rende inebetiti gli utilizzatori (e assolutamente innocui) e isterici gli ex-fruitori…
Con le pilloline magiche, Sigismondo da inquieto (e pure un poco incazzato) figlio di elettra diventa un carrè d’agnello mentre Maria continua a produrre nebbie padane fra le mura domestiche, sbuffando i suoi cirri vegetali su conversazioni sempre più blande… i mesi passano, e (secondo Maria) la relazione va a gonfie vele:  in men che non si dica la grande macchina preparatoria si mette in moto verso l’altare. Lui non sa esattamente perchè si trova a bordo, ma è decisamente troppo poco lucido per farsi davvero delle domande e continua la corsa verso il baratro.
Si sposano (ironia della sorte: per i festeggiamenti Maria sceglie la stessa location del mio primo matrimonio!)e Sigismondo decide di uscire dal lexo-tunnel (lei non lo ammette, ma un po’ è preoccupata e poi così rilassato – anche se poco comunicativo – il suo Sigi era proprio un amore!!!); nel corso dei primi mesi sono entrambi talmente impegnati dal lavoro che non c’è nemmeno il tempo per litigare. Non essendoci diaCOlo, non ci sono casini, nessuno si arrabbia (voce fuori campo:”secondo voi scopavano?”)…finchè lui cambia lavoro e con la nuova occupazione ..TA-DAAM ..iniziano i guai. Lui – ommioddio- messi a dieta-idrica i neuroni  rientra in possesso delle proprie facoltà mentali e vuoi la condivisione di una casa, di un letto, vuoi quello strano anello al dito che si accorge di avere (finchè lei lo chiamava Frodo andava tutto bene…almeno era convinto di avere una missione!), inizia a far sentire la propria voce. L’idillio ormai è storia vecchia e giorno dopo giorno i due sposini novelli litigano sempre di più. Il matrimonio dura un anno e si conclude dopo qualche bisticcio legale con meno di cinque minuti di consensuale davanti ad un giudice che quella mattina lì ne aveva già separati duecentotrentatre.
ATTENZIONE maschietti: questa è una storia vera, condita con un po’ di spezie e da una prosa beffarda, ma realmente accaduta in una qualsiasi cittadina di provincia. la morale non c’è, ma un monito sì: potrebbe accadere anche a voi, quindi occhi aperti e bocca chiusa.

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